Quando il tempo è tutto: i tempi di scatto

Premessa: so che vi siete già annoiati ma queste nozioni, a mio avviso, sono FONDAMENTALI se si vogliono comprendere davvero bene le capacità di una reflex (o mirrorless) e farne di lei un uso “professionale”. Ho passato mesi su libri, blog, forum e Youtube per imparare ciò che vi scrivo, conosco la noia a cui portano certi discorsi ma di questi discorsi a breve non vi stancherete più, fidatevi di me… 😀

In questo post parleremo di tempi di scatto, o tempi di esposizione o tempo di posa. Questi sono i tre modi in cui vengono chiamati dagli appassionati di fotografia. Nello scorso post abbiamo parlato di diaframma (se ve lo siete persi, troverete l’articolo denominato “Il diaframma…” in basso o sulla destra della main page del blog). Il consiglio è quello di seguire sempre il post precedente in quanto troverete le nozioni per comprendere a pieno i post che segue.

Allora, tornando a noi, oggi parleremo del tempo di esposizione. Come per il post precedente, iniziamo con un esempio pratico che fa comprendere subito il concetto che poi andremo a sviscerare…se il diaframma è la pupilla del nostro occhio che si allarga e restringe a seconda della quantità di luce presente, i tempi di scatto (esposizione o posa) potremmo ricondurli alle nostre palpebre, quindi nel momento i cui le nostre palpebre sono aperte, permettono l’ingresso alla luce, quando saranno chiuse lo impediscono. La stessa cosa avviene all’interno della nostra fotocamera quando andiamo a modificare l’impostazione dei tempi. Sostanzialmente stiamo comunicando alla macchina quanto tempo l’otturatore (la palpebra) dovrà restare aperto per consentire alla luce d’imprimere l’immagine sul sensore (nei prossimi post paleremo meglio dei vari tipi di sensori, cosa sono e che compito svolgono).

Anche il valore dei tempi di scatto sono espressi in valori numerici di secondi e frazioni di secondo (10 sec., 1sec., 1/30 sec., 1/125 sec. e cosi via). Ogni macchina può raggiungere valori diversi, in base alle proprie caratteristiche.

Adesso vi allegherò 3 foto: una correttamente esposta, una sottoesposta, e l’altra sovraesposta cosi da farvi capire quanto il tempo incida sulla buona riuscita di una foto! Utilizzeremo come soggetto la nostra “Minnie”, amica dolcissima ed inseparabile di mia figlia Ludovica, sperando che diventi popolare 😀 Ormai è parte della famiglia, per cui ve la presento ufficialmente!!

Il primo scatto che vi mostro è correttamente esposto. Ho impostato il valore di scatto a 1/60 sec. (Fig.1). E come possiamo vedere, la nostra Minnie è correttamente esposta ed a fuoco.

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Fig. 1 Minnie esposta correttamente ed a fuoco

Adesso alziamo i tempi, ad esempio 1/500 sec. Minnie è completamente sottoesposta: si vede la silhouette ma vi rendete conto da soli che la foto è decisamente scura (Fig.2). Ora facciamo al contrario andando a selezionare un valore decisamente più basso e scattiamo ad esempio 1 sec (Fig.3). A questo punto noteremo due cose: la prima è che l’immagine è completamente sovraesposta, quasi completamente bianca senza che si intraveda nulla; la seconda è che essa è completamente mossa in quanto il tempo di scatto “dilatato”, se non gestito correttamente con mano ferma o, meglio ancora, con un appoggio stabile ed immobile (treppiede), effettuerà scatti con effetto mosso o microcosmo.

Adesso proviamo a chiudere un po il diaframma impostando il valore a F22 ed i tempi di scatto su 1 sec. Notiamo che adesso la foto “si vede” ma è molto mossa (Fig. 4). Questo perché?! Perché non siamo nella c.d. soglia di sicurezza per uno scatto da effettuare a mano libera. Diciamo che al di sotto di 1/60 – 1/50, vi consiglio di utilizzare un appoggio o un treppiede; poi, se la vostra mano è davvero ferma (come la mia! Scherzo!!) potete spingervi anche al di sotto di quella soglia ed arrivare ad 1/30 (anche perché al di sotto di questo valore, il soggetto da inquadrare dovrebbe rimanere davvero immobile), ma il mio consiglio è quello di arricchire il vostro corredo acquistando un buon treppiede cosi potrete scattare foto anche in condizioni più estreme di luce.

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Fig. 4 Minnie esposta correttamente ma non a fuoco

Su tutte le vostre reflex e mirrorless troverete anche un altro valore che vi riconduce ai tempi di scatto e lo troverete sulla ghiera degli automatismi indicata con la lettere B (Bulb). (Fig. 5)

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Che cos’è questa impostazione? Praticamente vi permette di tenere l’otturatore (la palpebra) aperto per tutto il tempo che tenete premuto il pulsante di scatto. Quando lascerete il tasto, l’otturatore si chiuderà. Questo vi permetterà di andare ben oltre il 30sec. di default della vostra macchina. Ovviamente il mio secondo consiglio, dopo il treppiede, è quello di dotarvi anche di un telecomando di scatto ad infrarossi o cavo in quanto, anche la sola leggerissima pressione del dito sul tasto, con tempi così lunghi, vi comporterà del micromosso fastidiosissimo.

Sostanzialmente questa funzione (Bulb) viene utilizzata in tanti casi dove si vuole rappresentare ad esempio scie di luci, fiumi e nuvole con aspetto “setoso”, piuttosto che light painting ma tanti altri potrebbero essere gli esempi che potrei farvi e che andremo sicuramente a trattare nel corso. Adesso è un po’ prestino per addentrarci in certi argomenti ma vi posso già preannunciare che superata questa fase un po’ noiosa e tecnica, ci divertiremo e non poco andando a toccare tutti gli stili e le maggiori tecniche di post produzione, sfidandoci a colpi di maschere e pennelli usando Adobe Photoshop.

Nel prossimo post parleremo del valore ISO che è il terzo valore che lavora in combinazione con diaframma e tempi; nel quarto parleremo di esposizione e di come questi tre valori lavorano insieme, e quanti e quali possibilità regalano al nostro gusto creativo.

Se vi è piaciuto questo post, condividetelo e se avete dubbi, critiche o consigli fatelo qui sotto… 😀

A presto.

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